ESERCIZI

Esercizi propedeutici

 

Una buona sessione di pratica si apre normalmente con una serie di esercizi dedicati alla mobilitazione articolare, al rilassamento delle tensioni e allo stretching. Si possono praticare anche esercizi di Qi Gong per la salute e per l’incremento della propria energia. Questo lavoro iniziale è molto importante per preparare il corpo e la mente alla pratica vera e propria. È infatti difficile dedicarsi alla meditazione o allo studio della forma se il corpo è teso o affaticato oppure la mente è troppo irrequieta.

“Up & Down” e Meditazione Tai Chi

 

Se paragoniamo l’Arte del Taijiquan ad un edificio, questi due esercizi ne costituiscono le fondamenta. Sono esercizi di tipo prettamente “interno” perché i movimenti fisici sono ridotti o assenti, mentre tutta l’attenzione è concentrata su ciò che avviene dentro al corpo e nella mente. I maestri insegnano che tutti i “segreti” della disciplina sono racchiusi qui, ed ogni praticante non dovrebbe mai smettere di allenare questi esercizi anche dopo molti anni di studio.

L’esercizio chiamato “Up & Down” è una pratica molto particolare, all’apparenza semplice dato che dall’esterno il movimento fisico visibile è molto contenuto. In realtà esso rivela livelli di profondità via via crescenti. Nell’esercizio si impara a muovere il corpo in maniera integrata e consequenziale in accordo con la volontà e con la mente.

Questo esercizio è fondamentale per creare i presupposti per lo sviluppo della cosiddetta “forza elastica”, ovvero l’energia interna che scaturisce da allineamento e rilassamento, e che il Taijiquan utilizza per l’autodifesa.

La Meditazione Tai Chi (nota anche come abbracciare l’albero o esercizio del palo immobile) è un esercizio trasversale a diversi stili interni delle Arti Marziali cinesi (ad es. Yi Quan), ed è praticata anche a scopo salutistico nel Qi Gong.

Assumendo e mantenendo una precisa postura statica con il corpo, si va in primo luogo ad agire sul riequilibrio posturale e sul rilascio delle tensioni profonde, nonché ad attivare l’energia interna attraverso lo stretching dei meridiani. Non solo: la pratica costante permette di rinforzare la forza di volontà, di imparare a calmare la mente e le emozioni e di accedere così progressivamente a stati di coscienza via via più profondi, procedendo nella conoscenza di sé.

I 5 Esercizi di Huang

 

I 5 esercizi ideati nel ‘900 dal M° Huang Sheng Shyan (o Huang Xingxian, 1910 – 1992) permettono un lavoro propedeutico fondamentale per la pratica del Taijiquan.

Il Maestro Huang si rese conto che l’uomo “moderno”, per diversi motivi, faticava ad apprendere i principi dell’Arte Tai Chi direttamente ed esclusivamente dall’esercizio dalla “Forma”: molto probabilmente il tempo che nel quotidiano si poteva dedicare alla pratica diminuiva sempre più, i ritmi cambiavano, le tipologie di lavoro si spostavano sempre più dal fisico all’intellettuale, etc. Huang perciò estrapolò i principi fondamentali dello stile Yang e creò un singolo e più “semplice” esercizio per ognuno di essi. Lavorando su un singolo principio alla volta, l’efficacia didattica ne risultò estremamente favorita.

Il grande valore di questo set di esercizi inoltre è che ha mantenuto il caratteristico approccio “classico” alla progressione dello studio: infatti ciascun esercizio contiene già precisi livelli e stadi di lavoro sempre più avanzati, i quali si schiudono progressivamente al praticante senza dover imparare un nuovo esercizio, ma acquisendo via via chiavi di lettura più profonde del medesimo esercizio.

Un noto aforisma Tai Chi recita: “Non nuove tecniche per un vecchio corpo, ma vecchie tecniche per un corpo nuovo“.

Forma a solo

 

La disciplina del Taijiquan, nell’immaginario, è spesso associata alla pratica della “Forma”, una sequenza di movimenti lenti e continui, ma che cos’è esattamente questo esercizio?

Nelle Arti Marziali non è nuova l’esecuzione e ripetitizione di tecniche di attacco e difesa senza la presenza di un avversario in carne ed ossa. Nel Karate-do viene detto Kata, nel KungFu invece TaoLu, ma questo in realtà non è un semplice “allenamento” tecnico. L’esercizio della Forma originariamente era lo scrigno che racchiudeva l’essenza stessa dell’Arte. In essa erano contenuti (più o meno nascosti) tutti i simboli, le tecniche e gli aspetti che caratterizzavano una disciplina, anche la sua filosofia. Essa era, e in parte lo è ancora, lo strumento chiave per tramandare l’Arte ai postreri.

 

Forma 37

Il prof. Cheng Man Ching (1902-1975) dedicò buona parte della sua vita all’elaborazione e messa appunto di una “forma breve”, ma che contenesse comunque tutti i principi. Dagli iniziali 108 movimenti della forma “antica”, creò una forma con sole 37 posture più adatta all’epoca attuale.

La Forma è uno strumento che permette di sviluppare profondamente la consapevolezza corporea. Ognuna delle posizioni assunte durante l’esercizio allinea in modo differentemente i meridiani energetici del corpo, dettagliatamente descritti dall’agopuntura cinese, così da stimolare i diversi organi (cuore, fegato, polmoni…).

Con la Forma si svolge anche un ottimo riequlibrio posturale. I movimenti della Forma poi “nascondono” un’applicazione marziale basata sul rilascio di energia interna, senza quindi l’uso di forza bruta, in accordo con i principi fondamentali dei testi classici del Taijiquan.

TABELLA POSTURE DELLA FORMA 37

POSTER – Sequenza fotografica posture eseguite da Cheng Man Ching  (13 MB)

Tui Shou (pushing-hands)

 

Nella didattica del Taijiquan è estremamente importante l’esercizio a coppia del “Tui Shou” (letteralmente ‘spingersi con le mani’ ). Se l’esercizio della “Forma” permette un approfondito e fine lavoro su se stessi, il Tui Shou apre alla dimensione del contatto con l’altro, ovvero con il mondo esterno. Il Tui Shou consiste in diversi tipi di esercizio che si eseguono in coppia, in cui si ripete ciclicamente un pattern di movimenti predeterminati. Solo a livello avanzato l’esercizio viene eseguito in forma libera, senza più movimenti preordinati.

Tali movimenti, pur rappresentando delle tecniche di tipo marziale, non hanno lo scopo di insegnare al praticante delle applicazioni vere e proprie né tantomeno di “competere” con il partner, bensì di lavorare sui principi fondamentali della disciplina, nonché di poter valutare il proprio stadio di apprendimento dell’Arte.

La consapevolezza corporea e la propriocezione devono allargarsi oltre i confini del proprio corpo. Solo attraverso il lavoro di coppia, risulta possibile la fondamentale attivazione e sviluppo della sensibilità e della capacità di ascolto.

Con l’esecizio del TuiShou inoltre si possono gradualmente scoprire  i rapporti psicosomatici tra corpo, emozioni, pensiero e volontà. Queste interazioni sottili possono essere sperimentate e comprese con l’aiuto e la conoscenza delle cosiddette “dinamiche del conflitto”, che non sono altro che l’insieme degli schemi che stanno alla base delle nostre piccole-grandi conflittualità quotidiane.

Naturalmente anche per affrontare e comprendere l’aspetto fisicamente marziale dell’auto-difesa del Taijiquan, il TuiShou risulta un esercizio insostituibile.

Nella nostra Scuola vengono insegnati diversi Tui Shou di base di difficoltà progressivamente crescente, a piedi fissi e in movimento, fino ad arrivare alla pratica libera.